Costruire le proprie fortune sui “no” sembra il destino degli innovatori. È quello che abbiamo imparato moderando il panel delle startup a Italian Tech Week, una due giorni su innovazione e futuro organizzata da Riccardo Luna (direttore di Italian Tech), alle Ogr di Torino, il 23 e il 24 settembre.
C’era Davide Dattoli, Ceo di Talent Garden, luoghi bellissimi dove lavorare insieme, contaminarsi e formarsi. Partito da Brescia 10 anni fa, la prima volta che è andato in Comune a spiegare cosa fosse un coworking, si è sentito dire: “Non vogliamo un centro sociale”. Oggi ha aperto 23 campus in 8 Paesi. «Eppure quando ho cercato di entrare a New York, ho avuto un impatto devastante. Non era il posto giusto e mi sono schiantato».
C’era Alessio Lorusso, Ceo di Roboze, che crea le stampanti 3D più precise al mondo. Con polimeri avanzati. Partito nel 2013 a Bari, oggi è a Houston e in Germania. Eppure nessuno gli credeva agli inizi. Ha partecipato a un bando pubblico per under 35, e gli hanno negato i soldi per “assenza di capacità manageriali e idea poco innovativa”. 2 anni dopo la Apple ha brevettato la prima stampante 3D a colori. «Oggi ringrazio quel giorno. Perché è stato un no così impattante e deludente che è stato il motore dei miei anni successivi» ha raccontato.

C’era Giorgio Tinacci, Ceo di Casavo, startup proptech nata nel 2017 in un coworking. È un Istant Buyer: una piattaforma tecnologica che acquista immobili e, dopo la ristrutturazione, trova gli acquirenti. L’ultima raccolta di capitali ammonta a 200 milioni di euro, tra equity e debito. «Per molto tempo siamo stati considerati una banda di ragazzini in un coworking. Arrivo da un paesino toscano e ancora oggi a mio padre la gente del posto dice: complimenti, ho saputo che tuo figlio ha aperto un’agenzia immobiliare».
Belle storie.
Qui il video: Italian Tech Week 2021: gli startupper italiani che hanno conquistato il mondo