«Siamo scioccati dai danni umani provocati dal Coronavirus, ma sappiamo che proprio dalle grandi crisi arrivano i cambiamenti migliori. Lo abbiamo vissuto in prima persona: quando abbiamo lasciato i nostri lavori a tempo indeterminato, quando eravamo sul punto di chiudere per mancanza di soldi, quando ci siamo trovati a concludere un round nel pieno dell’epidemia». Giorgio Sadolfo, 35 anni, ingegnere informatico, è il Ceo e co-founder di Filo. Nel 2014 ha lasciato un lavoro sicuro in azienda per fondare la startup – tra le più promettenti del settore IoT in Italia – che oggi ha chiuso un’operazione da 2,5 milioni di euro, tra equity e strumenti di debito.
Prima Giorgio e i tre soci (Lapo Ceccherelli, Andrea Gattini, Stefania De Roberto) hanno lanciato un dispositivo che permette di ritrovare gli oggetti smarriti. Si chiama Filo Tag. È stato presentato al Ces di Las Vegas, ha raccolto investimenti e venduto migliaia di pezzi. Poi la startup ha sviluppato Tata Pad, un cuscino anti-abbandono che rileva la presenza di bambini sui seggiolini e avvisa i genitori via smartphone (anche quando il telefono è spento 
«Nel 2019 abbiamo più che triplicato il nostro fatturato» racconta Sadolfo. «Abbiamo dimostrato al mercato e agli investitori che la crescita esplosiva non era affidata al caso. È dovuta alla nostra velocità di execution e alla capacità di attirare partnership commerciali di rilievo. I numeri in crescita hanno convinto vecchi e nuovi investitori a credere in Filo».
La parte in equity è stata sottoscritta da LVenture Group, holding quotata in Borsa che investe in startup ad alto potenziale, Pi Campus, Al.Pe Invest e vari business angel.
«Investiremo una parte di questo round sulle future evoluzioni di Tata Pad che sta diventando uno dei dispositivi anti-abbandono più diffusi nel mercato, nonostante uno svantaggio temporale di quasi due anni rispetto ad alcuni competitor. Un’altra parte servirà per proseguire il processo di internazionalizzazione e rafforzare il team con nuovi talenti». Oggi Filo conta oltre 20 persone tra dipendenti e collaboratori.
«Nonostante il periodo, nel nostro piccolo siamo rimasti sempre molto positivi. In Filo crediamo fortemente che proprio dalle grandi crisi emergano i cambiamenti migliori. Così è sempre stato, dal giorno in cui abbiamo deciso di fondare la società, quando abbiamo abbandonato i nostri contratti a tempo indeterminato o ci siamo trovati a poche settimane dal dover chiudere l’azienda per mancanza di soldi. In tutte queste difficoltà ne siamo sempre usciti rafforzati e con la maggior consapevolezza di dover valorizzare i nostri dipendenti, clienti, fornitori e investitori per creare situazioni di maggiore positività per tutti».
Info: www.filotrack.com/