A Ponza arriva una barca-ristorante di cucina giapponese. Un nuovo format ideato da un imprenditore romano. Ecco come aprire un Sushi Boat.
Il sushi in Italia continua a spopolare tra i millenials e non solo. Le varianti fusion sul tema nipponico non si contano. Ma Francesco Santilli, 30enne abruzzese, innamorato di Roma, 
1. PREPARATI A FARE IMPRESA
Francesco ha una solida formazione economica, con vari master alle spalle. La business administration è il suo pane quotidiano. Dopo alcune esperienze di management, s’innamora del food. Per lui, è il settore più promettente per fare impresa oggi, in Italia e nel mondo. Nel giugno 2017 apre il primo Avocado bar d’Italia, a Roma. Nei mesi freddi arriva Terrazza Glaciale, la prima pista di pattinaggio su una terrazza di Roma. Uno Sky Ice Bar e lo Chalet Restaurant completano l’offerta.
2. TROVA L’IDEA IN PIÙ
Per chi abita nella Capitale, un sogno a portata di mano è l’isola di Ponza. Perché non creare lì un’attività innovativa? Chi sono i concorrenti? E, soprattutto, cosa manca? «Non c’era il sushi. Ho pensato a un locale di qualità e trendy. Ma la scarsa disponibilità di location, gli affitti elevati e i tempi lunghi per la realizzazione sono forti ostacoli. Allora, ho avuto l’idea: fare un ristorante sull’acqua, un floating business… Inoltre, non sono riuscito a trovare un altro ristorante di sushi galleggiante, nel mondo. Per me era importante rivendicare un primato. Qualcosa che faccia parlare di noi. E invogli a duplicare l’idea, con la nostra consulenza».
3. CERCA LA BARCA
L’imprenditore avvia le ricerche e trova, in Italia, un caicco dell’800 e lo acquista per circa 40mila euro.
4. CREA IL BUSINESS MODEL
«Il Sushi Lounge boat offre pranzi e cene sulla barca. La ristorazione apre alle 11 e funziona per 12 ore, non stop. Dalle 17 alle 20 c’è l’aperitivo, a tema. Ma c’è anche il servizio Delivery by boat (consegna ad altri natanti con un gommone) e take away, per chi si avvicina al caicco. La barca può anche essere noleggiata in toto dal cliente: una giornata intera, escluso il cibo, costa 2mila euro.
5. RICHIEDI AUTORIZZAZIONI E CERTIFICAZIONI
Francesco si rivolge al Rina, un tempo Registro italiano navale, oggi holding cui fanno capo varie società che si occupano di certificazioni, assicurazioni di imbarcazioni e attività marittime. Nel caso del caicco bisognava certificare la sua destinazione d’uso, per l’attività privata di ristorazione, e certificare gli impianti a bordo, condizioni igieniche e sicurezza. Un’operazione da circa 10mila euro. Ci sarà una nuova verifica tra 4 anni. «Stiamo redigendo un manuale tecnico per il nostro progetto di franchising. Così, chi avvierà Sushi Lounge boat affiliati avrà procedure e indicazioni su cosa fare e come farlo».
6. ALLESTISCI LA CUCINA GALLEGGIANTE
«Nel caicco, abbiamo utilizzato lo spazio delle camere, circa 8 mq. Non servono fuochi, perché il sushi non si cuoce. Ma occorre mantenere il percorso del freddo. Abbiamo installato a bordo generatori silenziosi per i frigoriferi e gli altri elettrodomestici. Per garantire la massima qualità, abbiamo anche creato un laboratorio a terra, dove svolgiamo parte delle lavorazioni, soprattutto il ciclo di abbattimento della temperatura, che dura 24-48 ore». Solo per la cucina a bordo, sono stati investiti circa 10mila euro.
7. CURA L’IMMAGINE
La scenografia è curata, a tema piratesco. «Io ho avuto l’idea, ma è grazie ai miei soci e membri del team, che siamo riusciti a fare tutto. Hanno creduto nel progetto, investendo soldi e competenze». Il primo socio è Gabriele Ciocca di “Lavoriamo nell’ombra”, società per l’apertura di nuovi locali. Hanno realizzato, tra l’altro, il Lanifi cio, recuperando un opifi cio a Roma: discoteca, ristorante, spazio e coworking. «Oggi bisogna dare al cliente un’esperienza emotiva. La scenografi a è diventata un pilastro della ristorazione e dell’intrattenimento». Tra i finanziatori, anche Filippo Alverà, giovane imprenditore di Ponza, che gestirà la clientela. E France Salustri, ristoratore di Anzio.
8. STUDIA E DIVERSIFICA L’OFFERTA
Molti piatti sono adatti al take away e al delivery. Il pranzo costa 20-30 euro, vini esclusi. La cena, 30-40 euro. Il kit take away, 10-12 euro. La versione delivery costa 5 euro in più. Poi ci sono i cocktail. «Abbiamo pensato a quello che può servire a chi sta in barca. Così vendiamo creme solari, ma anche beachwear e accessori fashion». Francesco ha coinvolto anche un’imprenditrice nella moda e brand di gioiellerie, che sta realizzando un “costume dei pirati”, e gadget. A bordo, previsti eventi e sfilate.
9. FAI I CONTI
Francesco ha redatto un business plan e ipotizzato un giro di affari. «Pensiamo a un fatturato annuale di 1 milione di euro». L’attività genera occupazione. Uno chef specializzato in sushi, un sous chef, tecnici per la gestione dell’imbarcazione e del gommone per delivery e pickup, un addetto alla sorveglianza. «Nei costi bisogna comprendere: protezione del marchio, definizione del progetto e deposito in Europa. Dobbiamo evitare che nascano concorrenti e che svalutino il business con un’offerta di qualità scarsa. Il nostro è un servizio di lusso». Il ricorso a uno studio di consulenza specializzato è costato circa 5mila euro.
10. SVILUPPA IL BUSINESS
«Acquisito il know-how, potremmo replicare il Murakami Sushi Lounge boat in altri posti: Cicladi e Baleari, per cominciare. Prerequisiti per valutare altre location: mari tranquilli, spazio per la barca in rada, attitudine del turista all’uso delle barche, interesse per il sushi e il buon gusto». Francesco e il suo team stanno realizzando il manuale operativo per il franchising e offrono consulenza per startup, autorizzazioni, presidio imbarcazione, aggiornamento del franchisee.
INFO: Facebook, Murakami Ponza – Sushi Lounge Boat
Tratto dall’articolo “Nuova idea: apro un Sushi Boat” pubblicato su Millionaire di aprile 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it