«Facevo il consulente ambientale e tra i miei clienti c’erano molte cantine vinicole che volevano valorizzare il residuo di lavorazione del vino, la vinaccia (l’insieme di bucce, raspi e semi che le cantine si ritrovano come scarto, ndr)» ci ha spiegato Francesco Merlino, 27 anni, chimico industriale. «Mi sono rivolto all’Università di Firenze, ed è qui che ho conosciuto Gianpiero Tessitore, 38 anni, un architetto che stava studiando ecodesign e cercava un materiale che sostituisse la pelle animale». Insieme a Valentina Longobardo, i due hanno creato Vegea: un biomateriale alternativo alla pelle animale e alla similpelle sintetica. Può essere usato per realizzare capi di abbigliamento, scarpe e accessori.
Perché avete scelto proprio la vinaccia?

È necessario il brevetto?
«Sì. Tante aziende nel mondo stanno cercando di sviluppare tecnologie green, la proprietà intellettuale è un asset importante: senza un brevetto nessuno avrebbe la forza di investire in tecnologia».
Qual è il valore aggiunto di Vegea?
«È un materiale ottenuto da una fonte rinnovabile. In Italia ogni anno vengono prodotti 5 miliardi di litri di vino. Ogni 10 litri di vino si ricavano 2,5 kg di vinaccia, dai quali si produce 1 mq di Vegea».
Come avete fatto a farvi conoscere?

Quanto costa avviare una startup come la vostra?

INFO: www.vegeacompany.com
Tratto dall’articolo “Green Economy. Rivoluzione verde” pubblicato su Millionaire di febbraio 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it