Una giovane designer inglese ha trovato il modo per riciclare le gomme da masticare, trasformando i rifiuti in un’opportunità. La sua impresa si chiama Gumdrop. Realizza contenitori, righelli, pettini e persino scarpe ricavate da chewing gum riciclati.
Come nasce l’idea
Mentre studia design all’università di Brighton, Anna Bullus, londinese, classe 1984, concentra le sue ricerche sul riciclo dei materiali. I chewing gum sono i rifiuti più diffusi per le strade, dopo i mozziconi di sigaretta. Con una semplice ricerca su Google, Anna si accorge che nessuno aveva ancora pensato a una seconda vita per le gomme che finiscono nell’immondizia. Il loro ingrediente base è un polimero simile alla plastica (si chiama poliisobutilene). Dopo centinaia di esperimenti nel laboratorio di chimica dell’università, Anna ne ricava un materiale versatile e modellabile.
Il primo problema è come raccogliere i chewing gum. Anna produce dei contenitori rosa a forma di bolla per la raccolta dei rifiuti, che successivamente può riciclare per creare nuovi bidoni. Poi trova i partner, un impianto di riciclaggio e un produttore di oggetti in plastica. Dal 2009 promuove la sua idea, ricevendo premi e riconoscimenti. Il Financial Times l’ha inserita tra le 50 donne del World Business Ranking.
Dalle tazze agli stivali per la pioggia

Dopo tre anni di ricerca, Anna ha sviluppato il materiale Gum-tec, che utilizza per realizzare altri prodotti: ciotole per cani, righelli, pettini, frisbee, stivali per la pioggia (MyGumBoots), suole, cover per smartphone o imballaggi. Tutti nuovamente riciclabili.
Tra i finanziatori dell’impresa, c’è la Wrigley, un produttore di chewing gum, che fornisce alla Gumdrop anche il materiale in eccedenza dalla sua fabbrica di Plymouth.
