Arriva al cinema il 1° febbraio il nuovo film di Steven Spielberg The Post, interpretato da Meryl Streep, Tom Hanks e Matthew Rhys.
Al centro di The Post c’è la storia vera dei Pentagon papers, documenti riservati sulla guerra del Vietnam, che nel 1971 un gruppo di giornalisti ebbero il coraggio di pubblicare. Rischiando la loro carriera e la loro stessa libertà.
Negli anni Settanta in America le redazioni dei giornali erano formate esclusivamente da giornalisti maschi e bianchi. Le donne presenti facevano le segretarie. Allo stesso modo, a capo delle prime 500 aziende c’erano uomini. Con un’unica eccezione: il giornale The Post. A guidarlo Katharine Graham, vedova con quattro figli. A capo del giornale c’era il padre di Katharine, che alla sua morte non lo aveva lasciato alla figlia, ma al genero. E così lei se lo era ritrovato in mano quasi per caso. E non lo aveva voluto mollare. «Alcuni amano la competizione, io no. Ma una volta che hai iniziato un percorso, penso che bisogna andare fino in fondo. Non si deve cedere».

Il direttore vuole pubblicare. «Ben Bradlee è un uomo competitivo, determinato e con una grande passione. Lui non cerca una storia, ma la storia» ha dichiarato Tom Hanks alla conferenza stampa di presentazione del film a Milano.
La proprietaria tentenna. Chiede consiglio al suo staff, tutto composto da uomini. Alla fine la maggioranza è per il no, ma tocca a lei decidere.
Nel film Meryl Streep è brava nel mostrare il cambiamento del suo personaggio: da casalinga a donna senza paura. «Pubblichiamo!» è la sua decisione.
L’impatto sull’opinione pubblica è devastante. Così come la reazione dell’amministrazione Nixon e della giustizia. Il giornale e la redazione rischiano grosso ma, quasi a sorpresa, la maggior parte dei quotidiani del Paese riprende la notizia. Ed è questo, la compattezza e la solidarietà dei giornalisti, a spuntare le armi ai politici corrotti. E ad affermare il diritto alla libertà di stampa.
«La libertà di stampa è un diritto fondamentale. I giornalisti sono i guardiani della democrazia e oggi sono sotto attacco, come nel 1971» ha dichiarato il regista Steven Spielberg.

Ma il problema, spesso, non è delle donne. «Finché ci saranno uomini incapaci di accettare un no come risposta, non ci sarà parità di genere. Mi auguro che il film aiuti le donne a trovare la loro voce, come ha fatto la protagonista nel lontano 1971» ha concluso Spielberg.